Più musica, più lavoro

Fisicamente, l’ascolto della musica è un toccasana a qualsiasi età perché agisce positivamente sul battito cardiaco, la pressione sanguigna e la respirazione allentando così lo stress.

 

Se poi di Mozart si tratta, è ormai risaputo che le sue composizioni sono di grande aiuto per la memoria e l’apprendimento e favoriscono la concentrazione, migliora la produttività anche sul posto di lavoro.

 

Eminenti studi degli ultimi anni, svolti osservando impiegati di grandi realtà aziendali, dimostrano che lavorare a suon di musica riduce, anche a livello chimico, il livello di stress con un beneficio immediato in termini di relazione con i colleghi e di approccio costruttivo al proprio incarico.

 

Esistono, di fatto, dimostrati legami di buon rapporto fra il mondo delle note e quello della mente, che porta sempre ottimi risultati dal punto di vista dell’attivazione neurologica e dello sviluppo cognitivo.
Pensate, per esempio, alla scoperta fatta da Robert Zatorre, neurologo canadese, relativamente all’effetto stimolante che la musica produce sui centri nevralgici che diffondono una gradevole sensazione di piacere.

 

In ufficio, alla scrivania o nella sala caffè, l’ascolto della musica dovrebbe sempre essere favorito, pur nei limiti del volume e dell’intensità del suono che non deve mai superare i 70 decibel e anche prediligendo sonorità rilassanti.

 

Se si svolge un lavoro creativo, poi, la musica acquista un valore ancora più centrale, al contrario del silenzio che risulta addirittura controproducente.
Nell’atto ideativo, infatti, essere accompagnati da un sottofondo sonoro serve a migliorare l’umore, liberare la mente e agevolare il flusso di idee e di coscienza, in cerca della creatività vincente!

 

Se, al contrario, si ricopre un ruolo commerciale o manageriale che implica una relazione assidua con clienti, colleghi e sottoposti, ascoltare musica diventa oggettivamente impraticabile.

 

Come dire che d’accordo la musica, ma a seconda del tipo di attività e di mansione svolte.
Sulla libertà di ascoltare musica resta sempre e comunque aperta una domanda di fondo: riusciranno i ‘grandi capi’ a credere e accettare che i dipendenti si dilettino nell’ascolto come via a una produttività maggiore?


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